Divieto di acquisto di immobili da parte di stranieri alle Canarie

Divieto di acquisto di immobili da parte di stranieri alle Canarie

Cosa sta succedendo in ambito immobiliare alle Canarie?

Quando si avvicinano le tornate elettorali la politica inizia a dare sempre il meglio di sé (affermazione da leggere in chiave assolutamente ironica, ovviamente).

Da qualche giorno le notizie che circolano sul Web sul possibile divieto di acquisto di immobili da parte di “stranieri” alle Isole Canarie non si contano.

Ma quanto c’è di vero in tutto ciò?

Come dico sempre, per inquadrare meglio il problema sarebbe utile fare un passo indietro.

E per fare un passo indietro su questo tema basta tornare al 5 di Marzo di quest’anno, quando la Consejería de Turismo y Empleo del Gobierno de Canarias, a firma del suo Direttore Generale Miguel Angel Rodriguez Martinez, rispondeva ufficialmente ad una proposta analoga da parte di un cittadino.

Vediamo la proposta:

La proposta, raccolta insieme ad altre simili sotto la voce A.18, veniva così riassunta nel documento: “Vengono incluse in questo gruppo le proposte che suggeriscono di limitare e/o vietare agli stranieri senza residenza permanente nel paese o nelle isole (o con un periodo minimo di residenza) l’acquisto e/o l’affitto di case. Controllo degli investitori stranieri. Frenare la speculazione da parte degli stranieri”.

Di seguito la risposta dell’amministrazione: “Come già espresso in relazione a precedenti proposte, stabilire discriminazioni o restrizioni basate sulla nazionalità o sulla residenza non è compatibile né con l’ordinamento costituzionale né con l’ordinamento dell’Unione Europea. Pertanto, il progetto normativo non includerà alcuna determinazione in tal senso”.

Bada bene che stiamo parlando di un documento ufficiale, non dell’indiscrezione di un funzionario qualsiasi.

Insomma, due mesi fa il Governo respingeva questa proposta dei cittadini argomentandone l’infattibilità per ragioni normative e oggi, magicamente, la propone lui stesso come madre delle soluzioni ai problemi sociali del nostro arcipelago.

“A pensar male si fa peccato…” diceva qualcuno: ma non sarà mica perché a giugno ci saranno le elezioni per il Parlamento Europeo?

Ad ogni modo, a parte questo patetico siparietto elettorale da parte del Presidente del Governo, rimangono sul tavolo una serie di questioni, che andrebbero chiarite ancor prima di pensare di intraprendere una strada di questo tipo.

E’ compatibile la proposta con le norme vigenti?

Ovviamente in prima battuta c’è la compatibilità di una soluzione di questo tipo con le norme vigenti, sia a livello nazionale che europeo. I soliti “semplificatori” da bar hanno già la risposta pronta, copia-incollata come sempre, facendo appello ai casi esistenti delle isole Aland (Finlandia) o di Malta.

In effetti sono state introdotte in questi contesti alcune limitazioni a carico degli stranieri, che riguardano però da un lato in una situazione “limite” (le isole Aland fanno 30.000 abitanti, circa un terzo degli abitanti dell’isola di La Palma) e dall’altro una serie di restrizioni ampiamente compensate da altrettante “contromisure”.

Al netto della compatibilità normativa verrebbe poi da chiedersi quale accezione si voglia dare al termine “straniero”. Basta leggere un po’ di articoli in rete per rendersi conto che si parla a volte di “stranieri” e a volte di “non residenti”, utilizzando queste due terminologie come sinonimi. È chiaro che questo equivoco è frutto della confusione mentale di chi scrive gli articoli e, spesso, degli stessi rappresentanti della politica che alimentano il dibattito.

Mi domando dunque quale possa essere il livello di serietà di questo dibattito, se non è chiaro neppure ai suoi sostenitori quale debba essere la natura di queste limitazioni.

Porteranno veramente benefici queste “limitazioni”?

In ultima istanza credo sia doveroso chiedersi se e in quale misura queste soluzioni “estreme” possano effettivamente portare i benefici millantati.

Al di là della solita zuppa propagandista non ho infatti visto produrre studi di mercato in grado di supportare tali benefici; ragione per cui dovremmo, fino a prova contraria, considerare questa proposta per quello che è: un’ipotesi basata sulla convinzione di qualcuno.

La recente esperienza del Canada potrebbe essere in questo senso il nostro “case study”, ma possiamo purtroppo al momento valutarne solo gli effetti sul breve periodo, che non sembrano essere tuttavia particolarmente incoraggianti.

Insomma, alla luce di quanto sopra, pensi che ci troviamo di fronte ad una reale possibile soluzione al problema degli alloggi oppure all’ennesima trovata elettorale, destinata a svanire nel nulla il giorno dopo gli scrutini?

Scrivilo nei commenti!

Articolo a cura di Marco Sparicio Consulente Immobiliare Canarie

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